Il trio

Trio Konradin

Il Trio Konradin si è formato all’interno del Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano dove i tre musicisti sono docenti. Il Trio si propone di valorizzare una formazione poco praticata ma estremamente interessante per le sue caratteristiche timbriche e per il repertorio che, oltre ai brani originali, attinge dalla copiosa letteratura cameristica che vede il clarinetto e il pianoforte abbinati al violoncello la cui sostituzione con il fagotto rappresenta un dato storico consolidato.


 

Non si può certamente sostenere che il trio clarinetto, fagotto e pianoforte possa essere considerato come un tipico esempio di formazione cameristica.
Pur senza riferirsi agli organici più blasonati quali i trii con violino, violoncello e pianoforte per i quali esiste una sterminata letteratura ad opera dei più grandi compositori della storia, ma rimanendo nell’ambito degli strumenti a fiato, possiamo osservare come strumenti quali il flauto, l’oboe o il clarinetto possano vantare repertori cameristici copiosi e di altissimo livello compositivo.
Al contrario il fagotto, da sempre strumento fondamentale in orchestra (basti pensare all’utilizzo e all’indispensabilità per quanto riguarda il basso continuo), non ha conosciuto lo stesso successo nelle piccole formazioni da camera, laddove  si è preferito unire ai timbri degli strumenti a fiato “soprani” la viola o ancor più il violoncello.
Molte sono le ragioni che hanno portato i compositori a operare tali scelte. Innanzitutto l’abitudine a considerare il fagotto quale tipico strumento d’orchestra, ideale raccordo tra i fiati e gli archi bassi, basti pensare allo straordinario utilizzo che ne fa Beethoven nelle sue sinfonie unendolo ai violoncelli.
Non così è stato, fortunatamente, nella sua veste solistica, dove il repertorio fagottistico spazia ampiamente dal barocco al contemporaneo.
Un altro fattore determinante è stato probabilmente la scarsità numerica di fagottisti in grado di competere in veste cameristica con la grande quantità di grandi violoncellisti .
Nonostante queste ragioni, molti compositori hanno previsto la possibilità di sostituire il violoncello con il fagotto tant’è che alcuni brani quali il Trio op 11 di Beethoven sono stati eseguiti in questa formazione fin dall’inizio ‘800 e in misura quasi paritetica rispetto all’originale.
Compositori quali Kreutzer hanno poi previsto la formazione originale, proprio in virtù di questa tradizione.
Il fascino che l’impasto timbrico di questo organico trasmette è lo stesso che possiamo avvertire in quasi tutto il grande repertorio orchestrale. L’abbinamento clarinetto e fagotto è infatti considerato uno dei più affascinanti in tutti i trattati di strumentazione.
Per tale ragione molto spesso l’unione di questi due strumenti è addirittura da preferire rispetto alla formazione col violoncello, grazie agli echi e ai riferimenti timbrici che ci ricordano l’orchestra.
Soprattutto in brani quali il Trio dell’Arciduca Rodolfo d’Austria o nello splendido adagio del Trio op. 11 di Beethoven, per non parlare del grandioso Trio op. 38 dello stesso autore, l’abbinamento clarinetto e fagotto risulta decisamente vincente.